il Fatto Quotidiano – Lei accoltellata, l’altra sfregiata: non finisce mai – Uccise e sfigurate, il massacro continua. Genova, colpita con l’acido da un uomo a volto coperto

di Mariagrazia Gerina

L’URLO

D.F., 46 anni, dipendente di una ditta di pulizie. L’hanno trovata che gridava, con le mani sul viso. L’ex marito avrebbe un alibi

Il braccio sollevato davanti alla faccia nel tentativo di proteggersi il volto dall’acido, è tutto ustionato. Come le labbra e l’occhio destro, che, ferito in profondità, preoccupa di più i medici. “Mi ha preso alle spalle, aveva il volto coperto”, riesce appena a raccontare, ancora sotto shock, D.F., 46 anni, tre figli, impiegata in una ditta di pulizie. L’uomo che l’ha aggredita, gettandole in faccia dell’acido, l’ha seguita fin dentro l’ospedale in cui D. lavora, il Galliera di Genova. L’ha raggiunta negli spogliatoi, dove D. era entrata per cambiarsi come ogni mattina prima di cominciare il giro di pulizie. È stato un attimo. Lui l’ha raggiunta alle spalle, l’ha presa e immobilizzata stringendola con un braccio alla gola, e spruzzandole con l’altro braccio l’acido in faccia. Usato per sfregiarla. D. ha cercato di difendersi come ha potuto, proteggendosi il volto con le braccia. L’hanno ritrovata a terra che gridava con tutto il fiato che aveva in gola.

“SONO CORSA, appena ho sentito quelle urla terribili”, racconta una collega della donna. L’aggressore era già lontano. Ma per fuggire ha attraversato il parco dell’ospedale, disse – minato di telecamere come tutta l’area attorno alla struttura. È da quei filmati ora che gli inquirenti sperano di potere recuperare il fotogramma che inchiodi l’aggressore. Per ora il fascicolo aperto dalla procura per lesioni gravi è contro ignoti. E del violento si sa solo che aveva gli occhiali neri e un cappellino calato sul viso per coprirsi. La donna, sentita dai carabinieri di Genova, ha detto che non è riuscita a riconoscerlo. Ma, separata con tre figli, ha raccontato anche di una situazione sentimentale difficile che potrebbe aver innescato un processo di gelosia. Una delle prime persone ascoltate dagli uomini dell’Arma che stanno svolgendo le indagini è il suo ex marito. Che in passato si sarebbe fatto pressante con telefonate ed sms. L’uomo però ai carabinieri ha detto che non ha idea di chi possa essere stato e ha raccontato che al momento dell’aggressione si trovava a casa insieme ai figli. Non solo ma a distinguerlo dall’aggressore ci sarebbe un dettaglio decisivo: una zoppia, dovuta un intervento alla gamba, subito da poco. Dettaglio che la procura ha disposto di verificare. Mentre un’altra perizia è stata disposta sul liquido utilizzato dall’aggressore e custodito in una bottiglietta con spruzzino che gli inquirenti non hanno ritrovato.

I CARABINIERI, che si occupano delle indagini insieme alla procura, stanno passando al setaccio la vita della donna. Le amicizie, i rapporti familiari. Una vita ordinaria. Come ordinari e ormai sono le cronache di aggressioni violente. Persino l’uso dell’acido, un tempo crudele appannaggio delle donne pakistane e afghane, si inserisce ormai in una serie. D.F., il nome completo non lo scriviamo per rispetto, è la settima vittima dall’inizio dell’anno sfregiata in questo modo (solo in un caso si trattava di un uomo). Le altre sei sono per lo più donne aggredite o fatte aggredire con l’acido dai loro ex. Isabella Rauti, nella sua veste di neo-consigliera del ministro Alfano, assicura che il decreto appena approvato dal Consiglio dei ministri “fornirà strumenti tempestivi di intervento”. La presidente della Camera ha già convocato l’aula per il prossimo 20 agosto per convertirlo in legge, appena sarà pubblicato in gazzetta ufficiale. Per ora, D.F. resta in ospedale, sotto osservazione e in stato di shock.

Il Fatto Quotidiano – Uccise e sfigurate il massacro continua
[File pdf - 299 Kb]